Comunicato stampa Eurispes

Costume e Società
Come ogni anni l’Eurispes affronta tra i diversi temi anche i fenomeni e le questioni legate ai cambiamenti sociali e al costume degli italiani. In questa edizione del Rapporto Italia l’attenzione si è focalizzata in particolare sul rapporto tra uomini e mondo animale, anche attraverso l’indagine presso i veterinari condotta in collaborazione con Fnovi, la pratica sportiva e la passione degli italiani per il calcio, la propensione a tentare la fortuna giocandoQuattro italiani su 10 vivono con un animale. Il 39,4% degli italiani ha almeno un animale in casa, mentre il 60,6% non ne possiede. In particolare, il 27,5% ha accolto in casa propria un animale e l’11,9% più di uno. I dati relativi alla presenza di almeno un animale in casa sono in diminuzione (55,3% nel 2013). Si tratta di uno scostamento dei dati interessante che potrebbe essere letto alla luce della crisi economica o del moltiplicarsi degli impegni quotidiani troppo gravosi per permettersi il lusso di accudire un animale domestico. Potrebbero avere avuto effetto anche le tante campagne, come quelle sostenute dalla Lav, che sensibilizzano l’opinione pubblica a prendere in seria considerazione i bisogni degli animali prima di decidere se adottarne o meno uno. D’altronde, la diminuzione del numero di quanti nell’indagine di quest’anno dichiarano di avere in casa un animale non è tale da indicare una drastica inversione di tendenza. per capire effettivamente se si sia innescato un trend discendente nel rapporto tra italiani e animali d’affezione, occorrerà osservare l’andamento dei risultati della prossima rilevazione.

Il migliore amico dell’uomo occupa la testa della classifica degli animali che si possono trovare nelle case degli italiani, infatti il è 53,7% ad avere almeno un “Fido” in famiglia. Segue nella lista degli animali preferiti come compagnia domestica il gatto (45,8%).

Quanto ci costano i nostri amici? La metà di chi ha un animale (52,1%) spende in media meno di 30 euro al mese per il suo fabbisogno nutrizionale, igienico e sanitario, il 32,8% fino a 50 euro mensili, mentre la restante parte si divide tra il 10,9% di quanti spendono una cifra che va dai 51 ai 100 euro, il 2,1% di chi spende da 101 a 200 euro, l’1,4% di coloro che spendono un importo compreso tra 201 e 300 euro e un’esigua minoranza, lo 0,2%, che non bada a spese, andando oltre i 300 euro al mese.

Per il cibo può bastare 1 euro al giorno. Più della metà di chi ha un animale domestico (55,1%) afferma di riuscire a nutrirlo con meno di 30 euro al mese, mentre il 29,8% spende da 31 a 50 euro, il 10,9% da 51 a 100 euro, il 2,6% da 101 a 200 euro.

La salute: le visite dal veterinario. La maggior parte dei padroni (il 69,1%) spende per visite dal veterinario ed eventuali medicine una cifra contenuta entro i 100 euro l’anno. Circa un quinto (18,8%) spende dai 101 ai 200 euro, mentre si assottiglia la quota di quanti mettono mano al portafogli in maniera più consistente: il 6,7% spende dai 201 ai 300 euro e il 2,6% oltre 300 euro l’anno.

Il sondaggio effettuato in collaborazione con la Federazione Nazionale Veterinari (Fnovi). L’Eurispes quest’anno ha deciso di ampliare il suo raggio d’indagine sul tema animali dando voce anche ai veterinari. L’indagine è stata realizzata col prezioso contributo della Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani (Fnovi) che ha coinvolto i propri associati nella compilazione del questionario.

L’82,8% dei veterinari riscontra spesso una cura adeguata degli animali, il 2,2% sempre, mentre un 14,8% si dimostra più critico rispondendo “raramente”. La crisi colpisce pesantemente anche i nostri piccoli amici: la larga maggioranza del campione riferisce che i proprietari di animali hanno ridotto le spese veterinarie, per il 52,1% abbastanza, per il 34,7% (oltre un terzo) addirittura molto. Solo il 12,9% parla di una lieve riduzione.

Meno controlli e interventi chirurgici. Tra le diverse voci relative alle spese veterinarie quelle su cui, secondo i veterinari, sono stati fatti più tagli sono le cure e gli interventi chirurgici costosi (49,3%) e i controlli medici periodici (48%); solo il 2,7% parla dei medicinali.

Per colpa della crisi crescono gli affidi. Un’altra conferma della difficoltà della situazione del Paese arriva dal fatto che per quasi la metà dei veterinari (48,2%) sono aumentati negli ultimi anni i clienti che chiedono il loro aiuto per affidare ad altri i propri animali, non riuscendo a sostenere le spese per mantenerli. Per il 50,2% sono rimasti stabili, solo per l’1,6% sono diminuiti.

Diminuisce anche la propensione ad adottare. Il 47,2% dei veterinari dichiara che la disponibilità dei clienti ad adottare animali, rispetto a qualche anno fa, è rimasta stabile, ma un rilevante 44,3% sostiene che è diminuita; solo per l’8,5% è invece aumentata.

L’abbandono degli animali. Più della metà dei veterinari (59,5%) afferma che il numero di animali feriti o in difficoltà in seguito ad abbandono portati nel suo ambulatorio è sostanzialmente stabile rispetto al passato. È però degno di nota il fatto che un veterinario su 4 (25,7%) abbia notato un aumento degli abbandoni rispetto a qualche anno fa; il 14,8% parla invece di una diminuzione.

La cura degli animali selvatici in difficoltà. Alla maggioranza dei veterinari (66,3%) è capitato di ricevere in ambulatorio un animale selvatico in difficoltà. Sono soprattutto i privati cittadini a portare gli animali selvatici in difficoltà dai veterinari (57,3%). Al 13% dei veterinari sono stati portati animali selvatici dalle Forze dell’ordine, al 10,1% da Associazioni di volontariato (LAV, Legambiente, ecc.). Gli animali selvatici portati con maggior frequenza negli ambulatori veterinari sono i volatili (è capitato di occuparsene al 52,5% dei veterinari), seguiti dai mammiferi (37%) e dai rettili (8,3%).

I veterinari e gli animali maltrattati. Alla maggioranza dei veterinari (1,4% spesso, 22,5% qualche volta e 51,7% raramente) è capitato di curare animali maltrattati.

L’anagrafe canina. A quasi tutti i veterinari è capitato di visitare cani privi di microchip o non iscritti all’anagrafe canina (solo al 9,2% non è mai successo). Per la maggioranza dei soggetti (69%) ciò accade qualche volta, per il 21,3% spesso.

In aumento le richieste di eutanasia. Il 40,1% dei veterinari afferma che nel corso dell’ultimo anno sono aumentate le richieste di eutanasia a seguito di diagnosi di malattia cronica/non curabile.

Il popolo dei vegetariani e dei vegani, tra sensibilità animalista e cura della salute. Il 6,5% degli intervistati è vegetariano, lo 0,6% vegano, per un totale del 7,1%. Nella precedente rilevazione i vegetariani si fermavano al 4,9%, per una quota complessiva che, con l’1,1% dei vegani, si attestava al 6%. Quasi un terzo (31%) dei vegetariani e vegani ha scelto questo tipo di alimentazione per rispetto nei confronti degli animali, un quarto (24%) perché fa bene alla salute. Un altro 9% afferma di farlo per tutelare l’ambiente.

Un’etica…“bestiale”. Sul tema della vivisezione, sempre al centro di accesissimi dibattiti, la netta maggioranza degli italiani (81,6%) si dice contraria a tale pratica; i favorevoli risultano solo il 16%. Allo stesso modo l’85,5% è compatto nel dichiararsi contrario all’utilizzo di animali per la produzione di pellicce; solo il 12,9% è a favore.

Anche per quanto riguarda la caccia il numero di contrari raggiunge livelli elevati (74,3%), rispetto a quanti invece si dichiarano favorevoli (meno di un italiano su 4, il 24,4%, anche se in aumento dalla precedente rilevazione del 4,5%). Un terzo (33,3%) degli italiani è favorevole all’utilizzo degli animali nei circhi, ma la maggior parte, il 65%, è contrario. Appena più della metà del campione è favorevole all’esistenza degli zoo (56,2%, contro il 42,2% dei contrari) e dei delfinari (54,5% vs 43,8). La possibilità di accesso degli animali da compagnia nei luoghi pubblici (64,9%) e nelle strutture alberghiere (60,3%) raccoglie oltre la metà dei consensi.

Infine, la maggioranza degli italiani (51,9%, contro il 43,9% dei contrari) si dice favorevole ad una recente proposta di legge che intende equiparare gli equidi (cavalli, asini, ecc.) agli animali da affezione e impedirne la macellazione.

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