In Canada è ripresa la mattanza delle foche contro la quale avevamo protestato già nel 2000. Su Amici di Paco 13/14 avevamo pubblicato la nostra lettera all’ambasciata del Canada, la risposta ricevuta e un commento di Emilio Nessi, autore, per Paco Editore, del libro Theo, il dono degli dei, una commovente storia d’amicizia tra una bambina e un cucciolo di foca.
Potete scrivere anche voi il vostro dissenso alla signora Cugia, addetta all’Ufficio Affari Pubblici dell’ambasciata canadese in Italia
(elisabetta.cugia@dfait-maeci.gc.ca) e al Primo Ministro del Canada
(pm@pm.gc.ca). Fateci sapere se e che cosa vi rispondono…

PERCHE’ ucciderle?
Pubblicando il libro “Theo, il dono degli dei” di Emilio Nessi, intendevamo diffondere la conoscenza di animali meravigliosi come le foche e della straordinaria dedizione dei volontari che operano per salvare queste splendide creature. Ma in Canada la caccia alle foche è tuttora una triste realtà. Abbiamo scritto una lettera all’Ambasciatore del Canada. La pubblichiamo, insieme alla risposta ricevuta e al commento di Emilio Nessi. A voi la sentenza…

Desenzano, 8 maggio 2000

Gentile Ambasciatore,
abbiamo avuto notizia della ripresa della caccia alle foche in Canada e delle manifestazioni di protesta indette da numerose associazioni animaliste contro questa crudele “usanza”. Tanto che ci risulta che alcune di queste associazioni stiano invitando i propri simpatizzanti a boicottare il Canada, attraverso una specie di “embargo”, che prevede di non acquistare prodotti canadesi né di recarsi nel Vostro Paese.
Anche noi ci occupiamo di tutela degli animali, di cani in particolare, e siamo convinti assertori della necessità che gli uomini, proprio in nome della “superiorità” intellettuale di cui sono stati dotati, si sentano responsabili della vita delle altre specie viventi con le quali condividono il “condominio” Terra. Quindi ci pare incredibile e inconcepibile che una nazione civile e progredita come il Canada si macchi tuttora di un così grave e barbaro delitto contro esseri viventi.
Ma poiché la nostra associazione ha fatto proprio il motto “persuadere con dolcezza”, e con tale spirito rifugge dalle manifestazioni di piazza, dalle prese di posizione drastiche e dai boicottaggi, mi permetto di invitarLa a riflettere attraverso la lettura di un libro che abbiamo recentemente pubblicato e che Le invio: Theo, il dono degli dei. Si tratta della storia vera del salvataggio di un cucciolo di foca monaca da parte di una bambina greca, che mette in risalto l’amore profondo e il rispetto che spesso lega i cuccioli d’uomo ai cuccioli di animali, ancora una volta protagonisti di un’amicizia vera e profonda, come solo tra bambini e animali riesce a nascere. Il libro contiene anche un’ampia documentazione sul Centro Recupero mammiferi marini di Pieterburen, in Olanda, presso il quale numerose persone si dedicano con impegno, abnegazione e generosità al salvataggio e alla cura di animali malati o feriti, troppo spesso vittime di inquinamenti e disastri ambientali dei quali l’uomo è (ancora una volta) il responsabile. Sono persone da ammirare, che hanno scelto di dedicare una parte importante della propria vita a studiare e ad aiutare le specie viventi rispetto a noi più deboli, facendo proprio il messaggio di bontà e solidarietà che loro stesse ci trasmettono. Persone che, con il loro esempio, il loro encomiabile operato, si meritano tutta la nostra stima, la nostra considerazione e la nostra riconoscenza per l’impegno messo a conservare intatto il patrimonio che ognuno di noi, nascendo, eredita: una Terra dove uomini e animali convivano in armonia e nel reciproco e assoluto rispetto.
Mi ripugna, perciò, pensare che l’opera ammirevole e disinteressata di queste persone coraggiose, che per salvare la vita anche di una sola foca dedicano tutte le proprie energie fisiche e mentali, venga vanificata e addirittura svilita dalle assurde stragi compiute dall’altra parte dell’Oceano.
Ecco, gentile Ambasciatore, è proprio su questo controsenso, su questo stridente contrasto che vorrei invitarLa a riflettere. E vorrei che le nostre e, spero, le Sue riflessioni giungessero al Governo canadese per convincerlo, non con la forza ma con la dolcezza, a ridare valore alla vita di ogni essere vivente, vietando definitivamente e combattendo con fermezza la caccia alle foche.
Sarà un esempio di grande civiltà anche per le nuove generazioni, le stesse che domani prenderanno in mano la gestione del nostro pianeta, e alle quali è doveroso impartire un insegnamento di amore, rispetto e considerazione per tutti i “popoli” della Terra. Uomini e animali.
RingraziandoLa per il Suo intervento sul quale spero di poter contare, Le porgo i più cordiali saluti
Diana Lanciotti

26 luglio 2000

Gentile Signora Lanciotti,
La ringrazio della Sua lettera dell’8 maggio 2000.
Il Governo Canadese è impegnato nella gestione responsabile e sostenibile di tutte le creature che vivono negli oceani. Questo impegno implica che, in base a principi internazionalmente riconosciuti sulla gestione delle risorse naturali, i pesci, le foche e le altre risorse marine sono raccolte per fornire impiego e cibo ai consumatori in tutto il mondo.
Le foche sono state cacciate per centinaia di anni nella costa orientale canadese a scopi commerciali. La caccia fornisce importanti introiti aggiuntivi e cibo ai residenti delle piccole comunità costiere dove le opportunità di impiego sono limitate. La pelle e la carne di foca, inoltre, costituiscono una fonte vitale di reddito e di cibo per i cacciatori aborigeni.
La caccia alle foche è condotta in modo umano e lo stato di salute della popolazione di foche non ne è in alcun modo minacciato. Non vi sono ragioni di conservazione per interrompere la caccia o l’uso abbondante che la gente fa delle risorse di foca. La caccia è strettamente controllata e regolata. Le infrazioni vengono trattate severamente e coloro che violano le regole sono perseguiti ai massimi limiti della legge, così come dimostrano le circa 200 accuse che sono state imputate a partire dal 1996. La caccia ai cuccioli è contraria alla politica del governo. Ogni anno l’entità del raccolto è basata su un programma che viene sviluppato dopo esaurienti analisi scientifiche e fondato sui principi di sostenibilità e conservazione.
Per ulteriori informazioni le suggerisco di visitare il sito web del Dipartimento di Pesca e Oceani: http ://www. dfo-mpo . gc. ca/seal-phoque/index. htm
La ringrazio di averci scritto su questo importante argomento e spero che le informazioni che Le ho fornito possano aiutarLa a dissipare le Sue preoccupazioni.
Elisabetta Cugia Ufficio Affari Pubblici – Ambasciata del Canada

Cara Diana,
ho letto la lettera che hai inviato all’Ambasciata del Canada e la risposta della signora Elisabetta Cugia. Sono rimasto colpito dalle affermazioni con le quali l’Ambasciata spiega le motivazioni della mattanza delle foche. Come spiegare la frase che recita testualmente “La caccia alle foche è condotta in modo umano”?…
Che senso ha questa frase? Resta comunque a mio avviso un’uccisione e, come tale, è da condannare. Senza mezzi termini.
Il conflitto tra pescatori e foche è da sempre esistito: una volta erano solo i piccoli battelli da pesca a solcare i mari. Ora invece le navi sono diventate delle vere e proprie fabbriche in grado di lavorare in modo industriale tonnellate di pesce. E la concorrenza in mare (le foche) deve essere limitata al massimo.
Ci si trincera dietro analisi compiute da esperti e dati scientifici: pagine e pagine che è possibile visionare anche su Internet.
Ricordo che il governo della Namibia aveva sviluppato un analogo programma dove le otarie da pelliccia venivano uccise. Stesse modalità. Stesse dichiarazioni. Peccato che nessuno (associazioni ambientaliste in primis) potesse assistere a queste battute di caccia. Personalmente, invece, con uno stratagemma ho potuto assistere a queste stragi… Oggi non possono raccontarmi che le esecuzioni, alle quali ho dovuto mio malgrado presenziare per poterle documentare, erano condotte IN MODO UMANO!
Emilio Nessi

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